Le ho mai raccontato del vento del nord

Per mesi, ho visto Emmi in ogni donna che incrociavo per strada. Nessuna però poteva competere con quella vera, nessuna poteva farle concorrenza, perché quella reale era al riparo da qualunque pubblico, separata dalla società, isolata, era tutta per me nel mio computer. Lì andava a prendermi al lavoro. Lì mi aspettava prima, dopo, al posto della colazione. Lì mi augurava la buona notte al termine di una lunga serata insieme. È capitato abbastanza spesso che si trattenesse con me fino alle prime luci dell’alba, nella mia stanza, nel mio letto, si infilasse di nascosto sotto le coperte, accanto a me. Eppure è rimasta sempre irraggiungibile, inafferrabile. Le sue immagini erano così delicate e fragili che non avrebbero retto al mio sguardo concreto senza formare crepe e incrinature.
Avevo l’impressione che questa Emmi artefatta fosse di filigrana, tanto che se l’avessi sfiorata anche solo una volta si sarebbe accartocciata. Il suo corpo non era nient’altro che l’aria fra i tasti delle lettere con cui giorno dopo giorno la plasmavo a parole. Un soffio… e sarebbe sparita. Sì, Emmi, per quel che mi riguarda è finita: chiuderò la casella di posta, soffierò sulla tastiera, abbasserò lo schermo del computer. Mi congederò da lei. Suo Leo.

Le Ho Mai Raccontato Del Vento Del Nord – Daniel Glattauer

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