La quiete colpa

Angoli acuti, spigoli,
asettici fonemi,
occhi che fuggono
su labbra sibilanti,
paura di specchiarsi
nella gemella freddezza
da obitorio del vicino.

Proibito ridere di niente,
leccarsi le ferite
apertamente,
proibito essere veri
nella lebbra scura
del conformismo.

La mia quieta colpa
è la difformità
dell’innocenza.

da “Postille al necessario”

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