C’è tempo..

Dicono che c’è un tempo per seminare e uno che hai voglia ad aspettare – un tempo sognato che viene di notte e un altro di giorno teso come un lino a sventolare. C’è un tempo negato e uno segreto un tempo distante che è roba degli altri – un momento che era meglio partire e quella volta che noi due era meglio parlarci. C’è un tempo perfetto per fare silenzio – guardare il passaggio del sole d’estate e saper raccontare ai nostri bambini quando è l’ora muta delle fate. C’è un giorno che ci siamo perduti come smarrire un anello in un prato e c’era tutto un programma futuro che non abbiamo avverato. È tempo che sfugge, niente paura che prima o poi ci riprende perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo per questo mare infinito di gente.
Dio, è proprio tanto che piove.. Vorrei il sole, la luce intera. Assorbire. Divorare. Ma ho solo questa canzone e mi dispera non avere tutto il mondo e così avere anche te. Un urlo, esploso dagli occhi, che ti risucchi. Averti. Ti piango senza una sola lacrima. Tutto questo mondo. Desiderarlo tutto, in fretta. La luce, tutta. Ascolto cento volte, mille. Dove cento volte ti vedo che sorridi un giorno, e mille volte non vieni mai.
E l’ho trovata, per caso, nell’amore di un altro che aspettava, come io aspetto te. Ora è tua e ho fretta, per via della tua calma così muta che non ascolta canzoni.
Ma stavo seduta, di giorno, su un gradino, per strada. Aspettare significa polvere e stucco, il giallo dei muri e diversi sandali che non sei tu. Io, poi, conosco i tuoi passi da aspettarli, due a due, in eterno, solo per rivederli, identici, un momento, dal gradino. Mentre, ascoltavo -questa canzone ti appartiene-. Te la passavo con il pensiero, a vedere se a dirti, in silenzio, che “è proprio tanto che piove”, che “sono qui arruffata dentro la sala di aspetto di un tram che non viene”, a vedere se arrivavi. Perché è –la tua faccia- qualcosa di mio da sempre. La rivoglio indietro, e non l’ho mai avuta. E voglio il tempo. Prenderlo per le spalle e piangergli addosso.  E c’era un “poi” negli odori che avrei voluto dirlo a te e se “c’è un tempo d’aspetto”, ho aspettato, tanto volevo che tutta quella felicità di vivere con il suo tempo fosse piuttosto tua che mia. Ché quando mi hanno detto che “c’è tempo” e ho capito che era il mio, per te, allora mi sono fermata. Ho preso la canzone come si scosta una tenda -per via del sole- e le ho chiesto cento volte, mille volte, se aspettarti ancora. Qualche volta (e fosse anche una), mi ha detto che vieni. Per questo ti aspetto.

Raccontandomi in comode rate

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