Dolcissimo è rimanere a guardare

Adesso che anche il tempo sembra essere mio
mi lascio assorbire-divorare
dalla confusione dei pensieri,
da lenti gesti.
Dalla dolcezza di un corpo “spoglio” “ingabbiato”
che si concede l’attesa di languidi ritorni,
suoni di voci lontane,
mani che aprono porte.
Ma al di là delle porte
si consumano giorni,
intossicati dalle ripetizioni.
Giorni il cui peso è sempre uguale.
Cadono dall’alto e fanno male.
Come sassi cadono addosso.
Li scanso.
Li misuro.
Li conto.
Accumulandosi perdo i calcoli.
Troppo di fretta per potermi fermare a ricontare.
Così dimentico sempre.
Giorno per giorno,
sempre lì addosso a me
a garantirmi la loro presenza
e non c’è niente da fare.

*
Dolcissimo è rimanere a guardare

Emme Debi©

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