Ave Maria

Suonano le campane, squilla l’Ave Maria
e la tonda finestra che della chiesa è rosa
multicolore porta divien del paradiso
e del creder sincero raccoglie i “così sia “.
Un gregoriano canto lesto s’alza dal coro
e ad aleggiare prende fra le navate scarne
e le lunghe colonne che vigorose e forti
come diritte braccia paion reggere il cielo.
Lassù dove materia nello spazio s’estende,
meravigliata turba, viva in sublime affresco,
in preci alla madonna trasforma le parole
al papa magno offerte dal santo trino soffio.
Dal serafico canto l’anima è carezzata
sì che presto discosta dai terreni tormenti
con la croce si fonde nel mortale ricordo
che sacro la dilata, dal padre suo la guida.
Lo scaccino d’argento le candele già spegne,
abbracciati dall’ombra s’attardano gli afflitti,
trasfigurati visi nel tremolio di luci
che in fra le note avvinti s’innalzan verso Dio.

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