Nessuno si salva da solo..

Un tempo ridevano, univano i mignoli, flic o floc?,

ed esprimevano un desiderio, così stupido che

non si curavano mai di saperlo esaudito.

L’ultima volta che era successo, annodando il mignolo a

quello di D., il desiderio di Gae era stato speriamo di farcela.

A restare insieme.

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Ora non gliene fotte più un accidenti di quel giochino che non faranno mai più e che non gli ha portato bene, come un mucchio di altre cose.

Nessunosisalvadasolo Margaret Mazzartini

Il cimitero dei libri dimenticati

Mi aggirai in quel labirinto che odorava di carta vecchia, polvere e magia per una mezz’ ora. Lasciai che la mia mano sfiorasse il dorso dei libri disposti in lunghe file sugli scaffali, affidando la mia scelta al tatto. Tra titoli ormai illeggibili, scoloriti dal tempo, notai parole in lingue conosciute e in decine d’altre che non riuscivo a identificare. Vagai lungo gallerie e ballatoi riempiti da centinaia, migliaia di volumi che davano l’impressione di sapere di me molto più di quanto io sapessi di loro. Mi balenò in mente il pensiero che dietro ogni copertina si celasse un universo da esplorare e che, fuori di lì, la gente sprecasse il tempo ascoltando partite di calcio e sceneggiati alla radio, paga della propria mediocrità. Non so dire se dipese da queste riflessioni, dal caso o dal suo parente nobile, il destino, ma in quell’istante ebbi la certezza di aver trovato il libro che avrei adottato, o meglio, il libro che avrebbe adottato me. Sporgeva timidamente da un ripiano, rilegato in pelle color vinaccia, col titolo impresso sul dorso a caratteri dorati. Accarezzai quelle parole e le lessi in silenzio.  

Non conoscevo né il titolo né l’autore, ma non mi importava. Era una decisione irrevocabile, da entrambe le parti. Presi il libro e lo sfogliai con cautela: le sue pagine palpitarono come le ali di una farfalla a cui viene re-stituita la libertà, sprigionando una nuvola di polvere. Soddisfatto della scelta, tornai sui miei passi ripercorrendo il labirinto con il volume sotto-braccio e un sorriso sulle labbra. Forse l’atmosfera magica di quel luogo mi aveva contagiato, ma ebbi la strana sensazione che quel libro mi avesse atteso per anni, probabilmente da prima che nascessi.

Carlos-Ruiz-Zafon – L’ombra del vento

Le ho mai raccontato del vento del nord

Per mesi, ho visto Emmi in ogni donna che incrociavo per strada. Nessuna però poteva competere con quella vera, nessuna poteva farle concorrenza, perché quella reale era al riparo da qualunque pubblico, separata dalla società, isolata, era tutta per me nel mio computer. Lì andava a prendermi al lavoro. Lì mi aspettava prima, dopo, al posto della colazione. Lì mi augurava la buona notte al termine di una lunga serata insieme. È capitato abbastanza spesso che si trattenesse con me fino alle prime luci dell’alba, nella mia stanza, nel mio letto, si infilasse di nascosto sotto le coperte, accanto a me. Eppure è rimasta sempre irraggiungibile, inafferrabile. Le sue immagini erano così delicate e fragili che non avrebbero retto al mio sguardo concreto senza formare crepe e incrinature.
Avevo l’impressione che questa Emmi artefatta fosse di filigrana, tanto che se l’avessi sfiorata anche solo una volta si sarebbe accartocciata. Il suo corpo non era nient’altro che l’aria fra i tasti delle lettere con cui giorno dopo giorno la plasmavo a parole. Un soffio… e sarebbe sparita. Sì, Emmi, per quel che mi riguarda è finita: chiuderò la casella di posta, soffierò sulla tastiera, abbasserò lo schermo del computer. Mi congederò da lei. Suo Leo.

Le Ho Mai Raccontato Del Vento Del Nord – Daniel Glattauer