Sogno di Natale

Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa:
intorno al ceppo,
lassù; innanzi a un Presepe,
laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena;
eran canti sacri, suoni di zampogne,
gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori…
E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi,
dei borghi alpestri o marini,
eran deserte nella rigida notte.
E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie,
da questa casa a quella,
per godere della raccolta festa degli altri;
mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo:
Buon Natale!

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Ave Maria

Suonano le campane, squilla l’Ave Maria
e la tonda finestra che della chiesa è rosa
multicolore porta divien del paradiso
e del creder sincero raccoglie i “così sia “.
Un gregoriano canto lesto s’alza dal coro
e ad aleggiare prende fra le navate scarne
e le lunghe colonne che vigorose e forti
come diritte braccia paion reggere il cielo.
Lassù dove materia nello spazio s’estende,
meravigliata turba, viva in sublime affresco,
in preci alla madonna trasforma le parole
al papa magno offerte dal santo trino soffio.
Dal serafico canto l’anima è carezzata
sì che presto discosta dai terreni tormenti
con la croce si fonde nel mortale ricordo
che sacro la dilata, dal padre suo la guida.
Lo scaccino d’argento le candele già spegne,
abbracciati dall’ombra s’attardano gli afflitti,
trasfigurati visi nel tremolio di luci
che in fra le note avvinti s’innalzan verso Dio.

Quelle come me

Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive.
Quelle come me donano l’Anima,
perché un’anima da sola è come una goccia d’acqua nel deserto.
Quelle come me tendono la mano ed aiutano a rialzarsi,
pur correndo il rischio di cadere a loro volta.
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.
Quelle come me cercano un senso all’esistere e, quando lo trovano,
tentano d’insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo.
Quelle come me quando amano, amano per sempre.
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono inermi nelle mani della vita.
Quelle come me inseguono un sogno
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero.
Quelle come me girano il mondo alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima.
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo.
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime.
Quelle come me sono quelle cui tu riesci sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla.
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che, in cambio,
non riceveranno altro che briciole.
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza.
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero.

Ora che il giorno finisce

Dio, quante volte ho pensato la sera
di non averti incontrato per niente.
E la memoria del canto di ieri
come d’un tratto sembrava lontana.

Dio, quante volte ho abbassato lo sguardo,
spento il sorriso, nascosta la mano:
quante parole lasciate cadere,
quanti silenzi…

Ti chiedo perdono

Photo Peter Lindbergh

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Il peso di una carezza

Il peso di una carezza
può essere un segno d’alba,
il crisma del tuo destino,
la donna che alla fonte
dolcemente si inclina,
taglia netto il suo solco
di costante preghiera,
e così se mi appoggio
alla tua mano pura
mi si leva dentro l’alba
dentro si alza il cielo,

ma perché nell’amore
sì forte mi raggelo?